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Malassezia nel cane: quali cibi evitare davvero e cosa mangiare

Malassezia cane cibi da evitare

Togliere pane, pasta o zuccheri non fa sparire la malassezia. È un lievito che vive normalmente sulla pelle del cane e si moltiplica quando la pelle è già infiammata o alterata. I cibi da evitare davvero sono quelli a cui il tuo cane è sensibile, e cambiano da cane a cane: per scoprirli non serve una lista uguale per tutti, serve una dieta di eliminazione fatta bene.

In questo articolo ti spiego perché la malassezia torna, cosa c’entra l’alimentazione, quali cibi evitare e quali sono solo un mito, come si imposta una dieta di eliminazione e quando la ciotola da sola non basta.

Cos’è la malassezia e perché si moltiplica

La Malassezia pachydermatis è un lievito che vive sulla pelle e nelle orecchie della maggior parte dei cani sani. Di solito non dà problemi. Diventa un problema quando trova un ambiente favorevole e si moltiplica: si parla allora di dermatite o di otite da malassezia.

Le linee guida internazionali di dermatologia veterinaria (WAVD, 2020) sono chiare su un punto: la malassezia è quasi sempre secondaria. Si moltiplica perché qualcos’altro ha già alterato la pelle. Le cause più frequenti sono:

  • le allergie: dermatite atopica e allergia alimentare, le più comuni;
  • la seborrea e la pelle grassa;
  • le pieghe cutanee e l’umidità: tra le dita, nelle orecchie, nelle razze con molte pliche;
  • alcune malattie ormonali, come l’ipotiroidismo o la sindrome di Cushing;
  • terapie che riducono le difese della pelle.

Per questo curare solo la malassezia funziona per un po’, poi torna. Le terapie danno i risultati migliori quando si trova e si corregge la causa che c’è sotto.

Come si riconosce, e perché serve la conferma del veterinario

I segnali tipici sono:

  • prurito, spesso intenso;
  • un odore rancido, di lievito, dalla pelle o dalle orecchie;
  • pelle unta e arrossata, con forfora grassa;
  • nelle forme di lunga durata, pelle ispessita e più scura;
  • zampe leccate di continuo, con il pelo rossiccio tra le dita;
  • orecchie con cerume scuro e abbondante.

Questi segni però non bastano: li danno anche altre malattie della pelle. La conferma arriva con la citologia: il veterinario appoggia un nastro adesivo o un vetrino sulla pelle e lo guarda al microscopio. È un esame rapido e indolore, e va fatto prima di cambiare la dieta, altrimenti rischi di inseguire il problema sbagliato.

Se il tuo cane si lecca le zampe in continuazione, qui trovi come distinguere tra pelle e stress: perché il cane si lecca le zampe.

Zuccheri, pane, lieviti: i falsi cibi da evitare

Online trovi spesso liste di cibi «che nutrono la malassezia»: pasta, riso, patate, pane, carote cotte, kefir, cibi lievitati. L’idea è presa in prestito da come si parla della candida nelle persone, ma per la malassezia del cane non regge:

  • la malassezia è un lievito lipofilo: vive dei grassi della pelle, non dello zucchero che il cane mangia;
  • non ci sono studi che mostrino che una dieta povera di carboidrati riduca la malassezia nel cane;
  • i lieviti del pane, della pizza o del kefir non arrivano sulla pelle: vengono digeriti.

Togliere questi alimenti a caso ha due rischi: rendere la dieta sbilanciata e, soprattutto, farti perdere settimane senza aver toccato la vera causa.

Ci sono due eccezioni concrete. La prima: se il cane è in sovrappeso, le pieghe della pelle trattengono umidità e calore, e lì la malassezia sta benissimo; portarlo al peso forma aiuta davvero. La seconda: se il cane è allergico a uno degli alimenti della lista, quello va evitato. Ma per il motivo giusto, e solo dopo averlo scoperto.

I cibi da evitare davvero: quelli a cui il tuo cane reagisce

Quando dietro la malassezia c’è un’allergia alimentare, i cibi da evitare sono le proteine a cui quel cane è sensibile. Una revisione degli studi disponibili ha indicato come allergeni più frequenti nel cane:

  • manzo;
  • latticini;
  • pollo;
  • frumento.

Sono i più comuni perché sono anche i più usati negli alimenti per cani, non perché siano «cattivi». Un cane può reagire all’agnello, al pesce o al maiale. E un alimento «grain free» non è per forza adatto a un cane allergico: spesso contiene proprio pollo o manzo.

Non esiste un esame del sangue o del pelo affidabile per scoprire a cosa è allergico un cane. L’unico metodo valido è la dieta di eliminazione, seguita dalla prova di reintroduzione.

La dieta di eliminazione: come funziona

È una prova, non una dieta per sempre. Si svolge così:

  1. Si sceglie un alimento nuovo per il cane: una proteina e un carboidrato che non ha mai mangiato, cucinati in casa, oppure un alimento a proteine idrolizzate, in cui le proteine sono spezzate in frammenti troppo piccoli per scatenare la reazione.
  2. Solo quello, per almeno 8 settimane. Niente snack, masticativi, avanzi, integratori aromatizzati o farmaci appetibili non concordati: basta un biscotto al pollo per rendere la prova inutile.
  3. Nel frattempo si cura la malassezia, come indica il veterinario: così a fine prova sai se il prurito è sparito grazie alla dieta.
  4. Si reintroduce il cibo di prima. Se il prurito torna nel giro di qualche giorno o di un paio di settimane, l’allergia alimentare è confermata.
  5. Si reintroducono gli ingredienti uno alla volta, per capire quali evitare per sempre.

Perché 8 settimane? Secondo una revisione del 2015, oltre l’80% dei cani con allergia alimentare migliora entro 5 settimane e oltre il 90% entro 8. Fermarsi prima significa perdere la diagnosi in molti cani.

La dieta di eliminazione casalinga ha un vantaggio: sai esattamente cosa c’è nella ciotola. Ha anche un limite: due ingredienti non coprono calcio, vitamine e minerali. Per la durata della prova si gestisce con le giuste integrazioni; se diventa la dieta di tutti i giorni, va bilanciata. Ne parlo anche nell’articolo sulla dieta casalinga per il cane allergico.

Cosa mettere nella ciotola del cane con malassezia

  • Un alimento completo e bilanciato, commerciale o casalingo calcolato: la pelle ha bisogno di proteine di buona qualità, acidi grassi, zinco e vitamine nelle giuste quantità.
  • Omega-3 a catena lunga (EPA e DHA), dall’olio di pesce: le linee guida sulla dermatite atopica indicano l’aumento degli acidi grassi essenziali come parte della gestione a lungo termine. L’effetto è moderato, si vede dopo alcune settimane e la dose va calcolata sul peso.
  • Il peso forma: meno pieghe, meno umidità, meno malassezia.
  • Probiotici: se ne parla molto, ma per la malassezia del cane le prove sono ancora scarse. Possono far parte di un piano, non sostituirlo.

Quello che non serve: diete «detox», digiuni, liste di cibi proibiti uguali per tutti.

Se la malassezia torna sempre

La dieta è una parte del lavoro, non tutto. In una dermatite da malassezia attiva servono di solito shampoo specifici, spesso a base di clorexidina e miconazolo, e nei casi estesi antifungini per bocca prescritti dal veterinario. Nelle orecchie, detergenti e terapie auricolari.

Se torna dopo ogni terapia, va cercata la causa: allergia ambientale, allergia alimentare, un problema ormonale. Qui il lavoro si divide: il veterinario curante o il dermatologo si occupano della diagnosi e delle terapie della pelle, io dell’alimentazione, dalla dieta di eliminazione alla dieta di tutti i giorni, completa e bilanciata.

Un quadro che vedo spesso

Un cane adulto con prurito a zampe e orecchie da più di un anno, odore di lievito, pelle unta. Ogni ciclo di shampoo e farmaci funziona per qualche settimana, poi si ricomincia. Nel frattempo la famiglia ha cambiato crocchette quattro o cinque volte, sempre con pollo o manzo tra gli ingredienti, e ha tolto pasta e riso «perché nutrono il lievito».

In questi casi la prima cosa che faccio è ricostruire tutto quello che il cane ha mangiato negli ultimi anni, snack e masticativi compresi. Da lì si sceglie un alimento davvero nuovo per la prova e si calcolano le quantità, così la famiglia sa cosa dare ogni giorno per otto settimane. È un quadro tipico, non la storia di un singolo paziente.

Se il tuo cane ha già una diagnosi di malassezia e vuoi capire se l’alimentazione può aiutare, puoi partire da un colloquio di orientamento.

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Dott. Samuele Soldà · Medico Veterinario · consulenze online in tutta Italia

Domande frequenti

La malassezia del cane è contagiosa?

Tra cani non si «prende» come un’infezione: è un lievito che quasi tutti i cani hanno già sulla pelle. Per le persone il rischio è molto basso; sono stati descritti casi rari in persone con difese immunitarie molto ridotte. Lavarsi le mani dopo lo shampoo o la terapia al cane è comunque una buona abitudine.

Esistono crocchette per la malassezia?

Non esiste un alimento che curi la malassezia. Se si sospetta un’allergia alimentare, per la prova si usa un alimento a proteine idrolizzate o con una proteina che il cane non ha mai mangiato. Fuori da questo caso conta che l’alimento sia completo e adatto al tuo cane.

Posso dare yogurt o kefir a un cane con malassezia?

Non peggiorano la malassezia: i loro fermenti non arrivano sulla pelle. Durante una dieta di eliminazione però vanno sospesi, perché sono latticini e renderebbero la prova non valida.

Bicarbonato e aceto aiutano?

Non ci sono prove che funzionino e possono irritare una pelle già infiammata. Meglio uno shampoo specifico indicato dal veterinario.

Quanto tempo serve per vedere se la dieta funziona?

Se il prurito dipende dal cibo, la maggior parte dei cani migliora entro 5 settimane, ma la prova va portata ad almeno 8. Se dopo 8 settimane fatte bene non cambia nulla, il cibo probabilmente non è la causa principale.

Fonti

Articolo rivisto a ottobre 2026 dal dott. Samuele Soldà, medico veterinario.

Le informazioni di questo articolo sono generali e non sostituiscono una visita veterinaria. Se il tuo cane ha sintomi, fallo visitare.

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